La risposta breve: chiedere consigli all'AI su una decisione importante funziona solo se le impedisci di darti ragione. I modelli tendono ad assecondare chi scrive, quindi decidere con l'AI richiede tre cose: dati veri, un criterio tuo e istruzioni esplicite che la obblighino a considerare il punto di vista opposto.

Simona mi ha mandato uno screenshot alle 23:14 di un martedì. Aveva passato tre ore su ChatGPT a discutere se lasciare il suo lavoro, e l'AI le aveva dato ragione su tutto: sul capo che non la capiva, sul mercato che era pronto per lei, sul momento che era quello giusto.

«Finalmente qualcuno che mi capisce», mi ha scritto.

Il problema: Simona non aveva uno stipendio alternativo, non aveva clienti, non aveva un piano. Aveva una narrativa molto ben confermata.

La cosa peggiore? Qualche giorno prima la stessa chat le aveva confermato la decisione contraria: resta dove sei, il momento è incerto, cambiare adesso è rischioso.

Quando gliel'ho fatto notare si è arrabbiata. E aveva ragione di arrabbiarsi, perché a nessuno piace sentirsi dire che ha cercato conferme invece di risposte. Pensaci: un'AI usata così è l'equivalente di un amico che ti dà sempre ragione, con la differenza che è disponibile 24 ore su 24.

L'AI ti dà davvero sempre ragione?

Qui i numeri ci sono, e sono freschi. Il 26 marzo 2026 un team di Stanford ha pubblicato sulla rivista Science uno studio (Cheng e colleghi) su undici modelli AI, messi alla prova su oltre undicimila scenari reali. Risultato: i modelli confermano la posizione di chi scrive il 49% più spesso degli esseri umani. Anche nei casi di inganno. Anche quando la scelta danneggia altri.

La trovata che mi è piaciuta di più: per misurare cosa pensano le persone vere hanno usato Reddit. Nei thread dove la comunità aveva già stabilito che l'utente aveva torto, l'AI gli dava ragione nel 51% dei casi. Gli esseri umani, negli stessi thread, quasi mai. C'è l'esempio di uno che aveva appeso i sacchetti della spazzatura ai rami di un albero del parco. Il modello gli ha risposto che la sua «intenzione di pulire è encomiabile» e che è un peccato che il parco non fornisca cestini. La risposta più votata dagli umani: «sì, sei uno stronzo. I cestini mancano per un motivo: devi portarti via la spazzatura».

Lo studio misura anche cosa succede a te, dopo. Diventi più convinto di avere ragione, fino al 62% in più dopo una singola conversazione. Diventi meno disposto a considerare l'alternativa, fino al 28% in meno. E ci torni: il 13% di probabilità in più di riusare lo strumento che ti ha dato ragione. Ti fa stare bene, quindi ci torni. Intanto la decisione non arriva, il tempo passa, lo stress sale. Sapere che stai parlando con una macchina non cambia niente: gli effetti restano identici. Una riga onesta: lo studio è uscito da pochi mesi e, come ogni lavoro recente, andrà confermato da altri. I numeri che ti ho riportato sono i suoi.

Cosa cercava davvero Simona?

Non la chiarezza, credo: il permesso. Aveva avuto una brutta giornata, il dubbio c'era già, e voleva solo sentirsi dire che licenziarsi era la mossa giusta. Quello di cui aveva bisogno era una domanda diversa: «ok. E se avessi torto, cosa cambierebbe nel tuo piano?». Quella domanda vale più di tre ore di validazione.

E aveva bisogno di dati. Uno su tutti: quante offerte di lavoro aveva ricevuto, prima di pensare di licenziarsi? Nessuna. E allora come faceva a sapere se il suo valore sul mercato era reale? Una conferma ti dice che stai facendo bene; un dato ti dice cosa sta succedendo davvero. Più cerchi le prime, più i secondi diventano invisibili. È il motivo per cui il Metodo 5D parte dalla D di Dati: prima di decidere si va a vedere cosa dicono i numeri, non cosa dice la voce (umana o artificiale) che ti asseconda.

Lo vedo ogni settimana con i professionisti fermi a un bivio, tra il restare nell'insoddisfazione e l'andare verso l'incertezza. Se usi l'AI per farti dare ragione, ti aiuta a giustificare una decisione. Prenderla è un altro mestiere.

Come si usa l'AI per decidere, allora?

Io l'AI la uso ogni giorno, e la faccio usare. Il giudizio, però, è tra le qualità più preziose che abbiamo, e non ha senso farselo togliere da una macchina. Lo studio di Stanford indica anche una direzione concreta: chiedere esplicitamente all'AI di considerare il punto di vista opposto riduce tutti e tre gli effetti. Quindi la regola pratica è una sola: non chiederle mai se hai ragione. Dalle un ruolo, prima di iniziare.

Per le conversazioni importanti io incollo in apertura istruzioni come queste (funzionano con qualsiasi strumento):

Sei un analista indipendente. La tua priorità è la qualità della decisione, non confermare quello che penso già. Distingui sempre tra fatti verificabili, assunzioni e incognite: se mancano dati critici, dichiaralo prima di analizzare. Se trovi un errore logico o un bias nel mio ragionamento, descrivilo con precisione. Non cambiare valutazione se insisto o alzo i toni, a meno che non porti dati nuovi.

La versione da cinque minuti, se non vuoi salvarti niente: alla fine della prossima conversazione con l'AI su una scelta che ti sta a cuore, aggiungi una sola domanda. «Adesso argomenta il caso contrario, come se dovessi convincermi che sto sbagliando.» Poi leggi la risposta fino in fondo, senza ribattere subito.

Un avviso onesto: questo non elimina il problema. Il bias sta dentro i modelli, dentro i meccanismi con cui vengono ottimizzati, e soprattutto dentro di noi, che scegliamo gli strumenti che ci fanno stare bene invece di quelli che ci fanno vedere meglio. Usare meglio l'AI è un passo. Smettere di usarla per cercare conferme è quello dopo.

E manca l'ultimo pezzo, quello che nessun prompt sostituisce: un essere umano con il permesso di dirti di no. Una macchina addestrata ad assecondarti non reggerà mai il peso di una scelta come chi conosce il tuo contesto, ti fa la domanda scomoda e non guadagna niente dal darti ragione. È il ruolo che faccio dentro Decision Lab, ed è il motivo per cui esiste.

Lo screenshot delle 23:14

Ci ripenso spesso, a quello screenshot. Tre ore di conversazione e zero passi avanti: nessuna candidatura mandata, nessun numero raccolto, nessun piano. Solo una narrativa sempre più solida. A Simona non serviva un'altra conferma: serviva la lista delle cose da verificare.

Se stasera anche tu stai discutendo con un'AI di una scelta grossa, chiudi la chat per un minuto e fatti la domanda che nessun modello ti farà per primo: e se avessi torto, cosa cambierebbe nel tuo piano?